San Giovanni Rotondo, 28 gennaio 2023
“Voglio ricordare i benefici del Signore, le glorie del Signore, quanto egli ha fatto per noi.
Egli ci trattò secondo il suo cuore, secondo la ricchezza della sua misericordia.
Disse: “certo essi sono il mio popolo” e fu per loro un salvatore in tutte le angosce.
Non un inviato, né un angelo ma egli stesso li ha salvati, con amore e compassione egli li ha riscattati; li ha sollevati e portati su di sé, in tutti i giorni del passato”.
(Isaia 63,7-19)
Così parlava già, anche di noi, Isaia.
Il 4 gennaio scorso abbiamo ricevuto una visita di un amico di Ferrara Enrico Tiozzo il quale nel vedere tutte le nostre strutture, l’Ornale, le Matine, queste di via Ragazzi del 99, esclamò quasi estasiato: ma perché questo uomo (riferendosi a Don Giovanni) ha costruito così tanto? perché ha sentito il bisogno di innalzare edifici.
Ho fatto spallucce, non avevo una risposta esauriente per un tipo come Enrico ma l’interrogativo l’ho custodito dentro fino a quando pochi giorni durante la meditazione ho trovato la risposta: Don Giovanni tiene insieme l’intelletto e le mani. Quando l’uomo è mosso dalla forza agapica dell’amore, quando l’altro, gli altri, il popolo sono l’epicentro della relazione, allora si compiono gesti, si esprimono parole, si costruiscono opere, nascono i simboli.
Se per dire a qualcuno ti voglio bene vado dai cinesi a comprare una scritta con brillantini luminosi “ti voglio bene” e la pongo dietro la sua porta, non esprimo nulla di mio, manca il collante tra l’intelletto e le mani, il collante è l’amore. È la creatività che mette insieme qualcosa da donare a qualcuno. Avere l’epicentro sull’altro e non sul proprio io, questo è il segreto del costruire, del fare, del realizzare opere, dell’attuare servizi.
Per questo negli anni ‘80 Don Giovanni e noi dietro a lui ci siamo lasciati provocare, interrogare dalla realtà sofferente, dai segni dolorosi e delittuosi che capitavano sul nostro territorio, talvolta semplici ultrasuoni di sofferenza udibile solo da orecchi allenati all’ascolto della Parola di Dio. Le opere di Dio rimandano sempre ad una realtà più profonda, perciò sono simbolo di attenzione per l’umanità ferita dall’interesse per l’uomo con lo stile di Dio, gratuitamente e coinvolgente.
Celebriamo i nostri 40 anni perché siamo vivi. Feriti, lacerati, sanguinanti, e proprio per questo VIVI: i morti non sanguinano.
Celebriamo perché consapevoli che si semina comunque e a prescindere da ogni previsione e da ogni analisi socio-economica, perché certi che non tocca a noi la crescita ma solo la semina.
Anni 80 dicevamo.
Giovanissimi, ci siamo esposti al Roveto Ardente della parrocchia di Sant’Onofrio questa è stata per noi un invito affascinante e coinvolgente a spostare l’epicentro della nostra vita dal nostro Io agli altri, al territorio, al popolo di San Giovanni Rotondo un Roveto ardente presso cui liberamente ci siamo esposti, non portati dalle nostre famiglie, non condotti da una religiosità ricevuta a casa, anzi, le nostre mamme ci contrastavano preoccupate.
In Parrocchia, l’intelligenza era nutrita, la ragione soddisfatta, il cuore infiammato. Il gruppo dei giovani, la comunità parrocchiale era una famiglia sociale, perciò attraente e coinvolgente Ci sentivamo valorizzati, potenziati, “applicati” “usati” per dare il meglio di noi stessi. Lì abbiamo assaporato il piacere del discorrere, del ragionare del leggere, studiare, informarci, professionalizzarci sempre più perché la fede, Dio, Gesù, teme solo l’ignoranza e niente altro, questo ci ripeteva spesso il nostro Don.
Se Dio teme solo l’ignoranza, e se questa era la nemica della fede ecco gli incontri, i dibattiti, gli eventi, i dieci convegni nazionali, le conferenze, le associazioni.
Abbiamo resistito a lungo in questa organizzazione. È un peccato grave non aver continuato, ha vinto il tentatore che ci sussurrava all’orecchio nel nostro Eden “siete sempre i soliti quattro gatti.” La tentazione dei numeri e del successo scoraggia il piccolo gregge, il lievito, il sale immaginate una pagnotta di pane di due chili, se due chili di farina contenessero un chilo e mezzo di sale sarebbe immangiabile.
Quale errore abbiamo commesso nell’aver abbandonato il campo dell’animazione culturale del territorio!
Ci siamo avventurati nel deserto dell’impegno pubblico attraverso lo Statuto dell’associazione di volontariato sociale firmato nel settembre del 1983, nelle finalità non le nostre utopie né i nostri sogni ma la realizzazione sul nostro territorio dell’art. 3 della Costituzione italiana, la realizzazione della legge 184 del 1983 sui minori. La sussidiarietà orizzontale e verticale per noi era Vangelo, lo Stato non può sostituirsi ai cittadini, questi si organizzano autonomamente e liberamente per il Bene Comune: lo Stato tutela, garantisce e controlla se il Bene comune è garantito dalle organizzazioni intermedie, è così che abbiamo fatto politica non partitica, ma cittadinanza attiva, partecipazione, assunzione di responsabilità, coinvolgimento, autodeterminazione.
Ricordate la propaganda porta a porta contro il divorzio e l’aborto? SI, porta a porta con un volantino per tutti, adulti e anziani ricevevano informazioni.
L’ambiente socio-culturale del nostro territorio è stato il nostro deserto. Anni 80, noi sangiovannesi eravamo in piena ubriacatura per il benessere economico raggiunto grazie ai posti di lavoro di Casa Sollievo, dei centri di Riabilitazione motoria, delle strutture alberghiere, servizi pastorali per i pellegrini dei Frati Cappuccini. L’economia e il consumismo un boom senza alcuna mediazione culturale e spirituale.
Anni 80 anche il boom delle istanze del ’68 in ritardo rispetto agli altri paesi, ma ugualmente invasivo e totalizzante. La rivoluzione sessuale, anche se sottocoperta, perché bisognava mantenere la facciata religiosa del perbenismo, si diffondeva tra noi giovani. A Sant’Onofrio non si facevano sconti sul sesto comandamento e si proponeva la castità del fidanzamento.
Il riconoscimento del nostro lavoro sul territorio da parte del Tribunale per i minorenni di Bari è stato il passaggio del Mar Rosso per noi. Un magistrato, il dott. Mastrogiacomo, delegato per la zona di Foggia dal Tribunale, ha riconosciuto il lavoro come volontari e ci ha apprezzati, da lì sono nate le comunità di accoglienza per le minori, perché lui ci mandava e affidava le ragazze, le più difficili, è vero, ma noi funzionavamo perché giovani, entusiasti, carichi di propositi di bene, questo attraeva i ragazzi deprivati. Non eravamo bravi ma belli perché entusiasti e amanti. L’amore è attrattivo, non la bravura.
Come le tavole della legge che Mosè aveva recuperato dalla sua relazione con Dio per dare una struttura al suo popolo, così noi abbiamo salutato con entusiasmo la legge 328 del 2000, abbiamo contribuito al dibattito per la stesura del regolamento regionale n. 4 del 2007.Lo Stato aveva preso coscienza dei tanti bisogni presenti nella società e intendeva dare una risposta. La legge era arrivata dopo, è sempre così! I santi che hanno l’epicentro nell’altro, secondo lo stile di Dio, hanno orecchi per ascoltare anche gli ultrasuoni della sofferenza umana, per questo arrivano prima.
Anche per noi venne il tempo del Vitello d’oro. Per sentirci moderni e per essere accettati dalle istituzioni abbiamo per un periodo dubitato e divorziato dalla scienza illuminata dalla Parola di Dio e dalla dottrina della Chiesa. Anni dolorosi perché hanno distrutto la comunione fra noi, ci siamo divisi e dispersi. Abbiamo rimpianto le cipolle d’Egitto allorché ci siamo affannati a cercare la sicurezza nella legge e nei contributi economici.
Don Giovanni, amante della sua e della nostra libertà, ci ha lasciato sbagliare e crescere. È lo stile di Dio!
Finalmente oggi siamo alle porte della Terra Promessa perfettamente consapevoli di essere come ai tempi i degli atti degli apostoli: viviamo i tempi del lievito, del piccolo resto, del sale della persecuzione. È finita la Chiesa di Costantino. Ora viviamo finalmente la Chiesa dell’Apocalisse, quella della testimonianza senza apparente successo e fatta di pochi numeri del lievito, del sale del piccolo resto.
Chiudo dando la parola a un grande, Chesterton, con le sue parole diamo il senso della celebrazione del 40esimo anniversario. Leggo testualmente:
“Può darsi che il sole sorga regolarmente perché non è mai stanco di sorgere. La sua routine può essere dovuta non a una mancanza ma a un eccesso di vitalità. Ciò che intendo dire lo si può vedere, per esempio, nei bambini quando fanno un gioco o uno sport che li appassiona particolarmente. Un bambino che sgambetta ritmicamente, lo fa non per mancanza, ma per sovrabbondanza di vitalità. I bambini hanno una vitalità esuberante e sono pieni d’istintività e di entusiasmo: per questo motivo vogliono sempre ripetere e non cambiare ciò che fanno: Dicono ogni volta: “Fallo ancora”, e l’adulto lo ripete fino allo sfinimento. Perché i grandi non sono abbastanza forti per godere della monotonia, ma forse Dio lo è. Può darsi che ogni mattina Dio dica: “Fallo ancora” alla luna. Forse non è un’automatica necessità a rendere le margherite tutte uguali, forse Dio crea ogni margherita separatamente, ma non si stanca mai di farlo. Probabilmente possiede in eterno lo stesso entusiasmo dell’infanzia; noi siamo invecchiati perché abbiamo peccato e nostro Padre è più giovane di noi” (Gilbert Keith Chesterton, Ortodossia)
Celebriamo, quindi per farlo ancora Fermarci equivarrebbe a snaturarci.
Rosa Merla

