Buonasera e benvenuti.
Sono felice di vedervi numerosi. Don Giovanni Ercolino a causa della protesi acustica non riesce a seguirci e ad interloquire con noi. È presente ed è l’anima dell’organizzazione.
Prima di dare la parola agli amici della Confraternita di Santa Caterina, a me tocca dire il perché di questo incontro; il perché della celebrazione del nostro 40esimo insieme a una settantina di “forestieri”
Inizio con note prese in prestito ai salmi (68;102)
“SALVAMI O Dio, la tristezza mi giunge alla gola
Affondo nel fango del fallimento e non ho sostegno
Sono caduto nella disperazione e l’onda dei miei limiti mi travolge
Sono sfinito, riarso
I miei occhi si consumano nel vedere i successi dei vicini
Più numerosi de capelli del mio capo sono le preoccupazioni per il futuro delle nostre opere
Sono potenti i dubbi e le paure
Salvami, Signore, dal fango dello scoraggiamento e della disperazione
Dammi di sperare in te perché ritorni la stagione della passione
Rinnova come aquila la mia giovinezza (salmo 102)
Coronami di grazia e di misericordia” (salmo 102)
Antonio, che ha fatto un tratto di strada della sua vita nella Casa Famiglia canterà la ballata dell’amore vero di Claudio Chieffo. Una canzone che io ho chiesto e che lui ha imparato per questa occasione. Penso che come me, ogni educatore, genitore, insegnante sia attraversato dai sentimenti di questa canzone. Ascoltiamola.
È il momento per presentarvi il nostro amico e maestro alla chitarra Michele Cisternino.
Si sa che la crisi, i traumi, i bilanci in rosso della vita, sono una manna dal cielo perché mettono in movimento il cristiano, suscitano la ricerca, accendono il desiderio, rinnovano, ringiovaniscono, liberano dall’abitudine e ripropongono quell’Avvenimento che ci ha sedotto in gioventù.
Vengo ai perché.
Ho avuto la grazia di incontrare don Roberto De Meo e, grazie a lui, Carlo Tallarini, Michelangelo Rubino ed Enrico Tiozzi Bon. Quindi la Confraternita Santa Caterina che è una rete di enti del terzo settore, una rete di opere sociali realizzate da persone che si ispirano al carisma di don Giussani ma anche da gruppi e realtà che non si riconoscono nel movimento di Comunione e Liberazione, come per esempio la meravigliosa realtà di San Benedetto del Tronto che stasera è rappresentata dall’ amico Giorgio Pellei.
Come l’etnologo così io mi sono immersa nella realtà di questi amici, ho trascorso del tempo con loro, ho parlato con persone e gruppi, ho fatto osservazioni, ho partecipato ad alcune iniziative.
Quello che ho visto e udito ha generato questo incontro. Cosa ho visto:
- Essi vivono veramente. Non in una serra, ma nel mondo. Fanno le opere, i servizi, non per aumentare l’individualismo rassicurante per la vita eterna, né per la propria decorazione e vanagloria, ma partendo da ciò che hanno ricevuto; sottolineo da quello che hanno ricevuto, non partono da quello che sono, le opere sono la rivelazione di quello che hanno ricevuto e non di ciò che hanno conquistato!
Solo quello che abbiamo ricevuto ci dispone ad essere luogo dove un altro può sperimentare come ama Dio.
- Essi sembrano lavorare in sinergia con Dio perché c’è una bellezza in quello che fanno, sono attrattivi, c’è una cura della relazione perché in continua guarigione l’egoismo e l’autoreferenzialità; egoismo e autoreferenzialità sono i difetti di fabbrica di tutti gli umani e, se non curati, diventano il cancro delle organizzazioni.
- Possiedono una logica inclusiva, si respira fin da subito in mezzo a loro l’aria di “tu sei vuoi puoi essere dei nostri”, dell’appartenenza.
Il nostro comune Maestro è chiaro a questo proposito: piuttosto che escludere un fratello tagliati una mano, cavati un occhio. Quel che conta sono i fratelli, quel che conta più delle etichette. Ciò che permette di essere uniti è la comunione. Infatti, quando la ragione diventa più importante della comunione la nostra vita prende una brutta china; quando diventa importante la questione di principio più che la vita, allora abbiamo una vita sottomessa all’astrazione, ai concetti, ai principi. Le idee in sé sono secche, fredde, non generano la vita. Per amore della comunione si taglia anche una mano, un piede, si cava un occhio. nella vita si entra per mezzo di una circoncisione, un pezzo del nostro cuore, un pezzo delle nostre azioni (mano) un pezzo della nostra mentalità (occhio), un pezzo dei nostri percorsi (piedi). Insomma ciò che NON è compatibile con i legami va tagliato.
- In loro, sì, ho visto l’attitudine alla comunione come l’attitudine alla rinuncia della contrapposizione, accettano la logica della condivisione contro la concupiscenza alle classifiche.
- In una parola sono cattolici, perciò universali, inclusivi, sinodali.
L’Antico che diventa moderno è Il tema dettato da don Giovani per il nostro incontro, un tema che poi ho scoperto essere caro ad Enrico, bella coincidenza, mi sono detta. Lunedì sera a Manfredonia, all’incontro per il centenario della nascita di Don Giussani al quale ho partecipato grazie all’amico e volontario dell’Elpis, Antonio Mangiacotti, ho capito il perché è piaciuto il tema ad Enrico. Mi sono imbattuta nel libro “Il cristianesimo come avvenimento”: per don Giussani che, per chi non lo sapesse, ha insegnato per molti anni anche teologia all’Università Cattolica di Milano, l’unica categoria con cui riconosceva di poter definire il cristianesimo è quella di “Avvenimento”. Una categoria che non chiude, ma spalanca. Ecco perché loro sono qui.
L’Avvenimento, dice Giussani, è l’emergere nell’esperienza di qualcosa che non può essere analizzato in tutti i suoi fattori, ma che ha in sé un punto di fuga verso il Mistero.
Questi amici sono qui perché Gesù è risorto, è vivo, Gesù è una realtà che realmente accade nell’ambito dell’esistenza e che interpella la ragione Dio può essere compreso solo per esperienza.
L’Elpis, noi di san Giovani Rotondo, costituiamo per loro un avvenimento che contiene un punto di fuga verso il mistero. pertanto, è valsa la pena per loro esserci, accoglierci.
Gli amici che renderanno la parola appartengono alla Confraternita di Santa Caterina. Sono: Enrico Tiozzo Bon, Giorgio Pellei, Giulia Tiozzo Bon Micgelangelo Rubino, Piergiorgio Sermarni.
L’ordine di intervenire lo lasciamo decidere all’alfabeto:
Enrico tocca a te.
